Quello che resta

Vignetta di Makkox

Vignetta di Makkox

La degna conclusione della giornata di ieri è stata il sottile dileggio da derby, che si sostituisce ad un’analisi pacata e a tema. Il tutto condito da un pizzico di lavoratori, dileggiati anche loro spesso e volentieri ma qui riabilitati alla causa.

Resta quindi in vigore una norma che riserva un trattamento diverso a seconda del momento in cui un’impresa ha ottenuto una concessione. Su un giacimento che nessuno bonificherà (a meno che l’UE…) e che ha un impatto praticamente nullo sui nostri consumi.

Resta che se un quesito è troppo tecnico “il popolo non ha le competenze”, se riguarda una piccola parte del problema ma ha un significato di orientamento politico su un argomento importante “è estremista e ideologico”.

E resta una tendenza all’astensione e al disinteresse, che evidentemente consideriamo in pochi pericolosa per la nostra democrazia.

Promemoria

  • Questo è l’accordo sul clima approvato a Parigi dalla conferenza sul clima nel dicembre scorso (qui la sintesi de Internazionale), dove si parla di investimenti per l’energia rinnovabile e decarbonizzazione dell’economia.
  • Questa è invece un’interessante chiosa a quella conferenza di Paul Krugman (New York Times, 14 dicembre 2015)

    Many people still seem to believe that renewable energy is hippie-dippy stuff, not a serious part of our future. Either that, or they have bought into propaganda that portrays it as some kind of liberal boondoggle (Solyndra! Benghazi! Death panels!) The reality, however, is that costs of solar and wind power have fallen dramatically, to the point where they are close to competitive with fossil fuels even without special incentives — and progress on energy storage has made their prospects even better. Renewable energy has also become a big employer, much bigger these days than the coal industry.

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Di “non è un referendum politico” e altre favole [io voto SI]

[Per chi va di fretta: domenica voterò SI al referendum abrogativo sulla durata delle trivellazioni in mare]

Luoghi dell'anima (Berchida)

Luoghi dell’anima (Berchida)

Si è scritto e detto molto in questi giorni, e sorprendentemente non troppo a sproposito. Magari con la solita sintesi in odore di superficialità, rischio di ogni analisi di cose appena complesse, ma nella maggior parte dei casi si è centrato il punto.
Ad esempio con la faccenda della politica. Si è detto che il quesito referendario è stato “politicizzato”. Non mi addentro sull’analisi semantica della frase che mi porterebbe lontano, in regioni confinanti con logica, psicologia e filologia. Ma il concetto non potrebbe essere più esatto. Il referendum è politico, come ogni decisione che condiziona la vita di tutti noi, e lo è anche perché incide nel metodo che abbiamo scelto per fare politica: la democrazia. Che a queste latitudini esercitiamo attraverso il voto. Ecco, decidere di combattere una battaglia fra idee diverse barando sulle regole del gioco a me pare sbagliato nella migliore delle ipotesi e pericolosissimo nella peggiore. Ma anche di questo è fatta la sfida di domenica. Di maturità nel rispedire al mittente quel grave invito all’astensione dimostrando che, al di là delle diverse opinioni, non sarà il non prender parte a decidere per tutti. Io i nomi di chi invita ad astenersi li ho annotati, perché poi voglio vederli alle prime dichiarazioni incredule dopo un turno elettorale da record di bagnanti.
Poi c’è il tema specifico del quesito. Tecnico, si dice, ma non tanto da nascondere quella roba chiamata politiche ambientali. Perché di quello parliamo se stabiliamo una regola o il suo contrario su una fonte energetica fossile. Nemmeno ricchissima, tra l’altro, e neppure nelle nostre mani, dato che il titolare è un’impresa e il ricavato per il Paese è fra i più bassi al mondo. Tutto questo vale il rischio altissimo che corre il Mediterraneo tutto? Vale la rinuncia a spingere un po’ di più verso le fonti rinnovabili? No. E la prudenza di stati pragmatici come la Francia lo conferma.
Ci sarebbe inoltre un’altra questioncina di metodo. La norma stabilisce un divieto e l’articolo oggetto del referendum una deroga per chi attualmente è titolare di una concessione. A me sembra incredibile che si possa governare una materia così importante in un modo così pasticciato e addirittura (cosa mi tocca scrivere…) discriminatorio per le imprese interessate.
Infine un pensiero sul mantra “non riguarda la Sardegna”. In pratica il Nimby (Not In My Back Yard, Non nel mio cortile) al contrario. Non ci riguarda (che non è vero, per la cronaca) quindi chi se ne frega. Un’altra perla di democrazia. Un altro agguato eversivo ad un’idea corretta e matura di cittadinanza e democrazia.
Lo voglio? No. Per questo voto SI.