La vertenza dei senza nome

senza nomePenso alle ultime mie delibere approvate, come i bandi per la lingua sarda, il programma per lo spettacolo, i progetti per la scuola che partiranno l’anno prossimo, i finanziamenti ai CSC e i prossimi provvedimenti su cinema e cultura, e so che non sono solo ciò che possono sembrare. Non sono, cioè, solo atti di indirizzo, stanziamenti, contributi a settori fondamentali, e troppe volte maltrattati, della nostra società.

Ma sono anche altro. Un “altro” di cui non si parla quasi mai. Nella maggior parte delle attività che si andranno a finanziare, infatti, tantissimi ragazzi e meno ragazzi, insomma, miei coetanei, persone di quella fascia d’età data per spacciata da tutti, avranno un’opportunità di lavoro. Una possibilità di fare ciò che hanno sempre sognato di fare, una chance per trovare la loro strada, una breccia nel muro di gomma di un mondo del lavoro che non è che non riconosca loro dei diritti, ma proprio non sa chi siano.

Perché non hanno un nome, una categoria, un luogo da cui provengono. Non sono, per lo meno non sempre, impiegati, operai tessili, chimici. Non esiste un tavolo specifico per loro cui possano sedersi e sentirsi rappresentati, non esiste uno strumento di qualsiasi natura che li tuteli. Dovremmo proprio aprirla la vertenza dei senza nome. E nell’attesa, cominciare a tenerli in considerazione in ogni nostro atto e decisione. Dando così anche a loro un volto e la piena cittadinanza nel nostro tempo.

5 maggio, la scuola va in piazza

sciopero scuolaOggi gli insegnanti scendono in piazza. Tutti, ma proprio tutti, accompagnati dai loro studenti.
Non si può fare finta di nulla di fronte ad un evento che non capitava da sette anni. Quella piazza non chiede solo di modificare un disegno di legge, ma di riportare la scuola al centro del dibattito politico. Per questo quelle voci devono essere ascoltate e la comprensibile difficoltà e fatica del governare non deve diventare un alibi per non dare risposte. Una di queste è una strada ragionevole: stralciare la parte del ddl che disciplina l’assunzione dei precari, integrarla con i precari ata e i docenti oggi esclusi e mandarla avanti prendendoci invece il tempo necessario per ragionare sul resto. Non il classico rinvio “all’italiana”, ma un’azione consapevole e supportata da una visione chiara sulla scuola. L’altra risposta riguarda le risorse. Considerare investimenti nella scuola pubblica le risorse necessarie all’adempimento ad una sentenza della Corte di Giustizia Europea è un azzardo pericoloso, e una decisione che non sana i bilanci delle autonomie in affanno, ormai impossibilitate a progettare e sperimentare la propria didattica. E’ necessario invece scommettere sulla scuola anche quando si scrive il bilancio. In Sardegna nel nostro piccolo lo stiamo facendo, convogliando sull’istruzione le risorse comunitarie, riattivando il finanziamento delle autonomie (scomparso dall’orizzonte economico e politico degli ultimi anni), sostenendo il diritto allo studio, soprattutto dei ragazzi con maggiori difficoltà, con fondi più consistenti rispetto al passato destinati a borse di studio e libri in comodato per tutti gli studenti medi e l’assistenza agli alunni con disabilità.
Da oltre Tirreno, invece, fino ad ora sono arrivati parametri non sempre adatti per definire la conformazione delle nostre scuole, burocrazia e intoppi per la definizione degli strumenti più semplici ed essenziali come l’anagrafe nazionale degli studenti e una continua erosione dei trasferimenti a Regioni ed Enti Locali, che rendono proibitivo il mantenimento di un livello decente dei servizi. Non è la risposta che mi aspettavo da un Governo che pone la scuola al centro del suo programma.

Dicevamo degli scuolabus

bando pullminiEccoli. Qui il link al “Bando invito a manifestare interesse per l’assegnazione di autobus per trasporto scolastico” del valore di 4 milioni. L’avviso, messo in piedi a tempo di record grazie ai mitici dell’assessorato e all’imprescindibile supporto di quello all’agricoltura, è rivolto a tutti i Comuni della Sardegna e scade il 30 aprile.

Breaking news – Gli studenti disabili tornano a scuola

Gli studenti disabili tornano a scuola!

Avevamo promesso una soluzione all’inadempienza della Provincia di Sassari (e alle difficoltà delle altre) in tempi brevi e l’abbiamo trovata. L’emendamento che abbiamo elaborato, approvato in settimana grazie alla sensibilità dei Consiglieri regionali della Commissione bilancio, ha già permesso alla Provincia di Sassari di riattivare il servizio. Il provvedimento consente a tutte le province in difficoltà di assicurare la frequenza scolastica dei ragazzi. Nei prossimi giorni lavoreremo sulla finanziaria per garantire le risorse sino a fine anno.
Dopo l’approvazione del bilancio ci sarà tanto lavoro da fare assieme per rendere il servizio più efficace, sostenibile e vicino alle esigenze dei ragazzi.

Grazie

Grazie alla mia famiglia, ora commossa e un po’ preoccupata, che è sempre stata e sarà il mio rifugio sicuro.

Grazie alle amiche, pazienti compagne di viaggio e rete di salvataggio per le mie debolezze.

Grazie a chi ha gioito per me.

Grazie alle compagne e ai compagni che hanno pensato al mio nome per rappresentarli.

Grazie alle compagne e ai compagni che non erano d’accordo, perché so che lavoreremo assieme per gli stessi ideali.

Grazie alle critiche che arriveranno e mi spingeranno a dare di più.

Grazie a tutte le persone che ho conosciuto, letto e ammirato, per avermi trasformato in ciò che sono, e non dimenticherò di essere.

Postille amichevoli per i giornalisti
(sottotitolo: imparerò a comunicare meglio!)

Sono progettista europea, o project manager al Cnr, non ricercatrice.

Sono stata (dal 1998 al 2006) vicepresidente dell’Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare (UILDM) di Sassari, non presidente, che era ed è la mia splendida amica Francesca Arcadu.

Non sono attivista della FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap). Lo ribadisco non perché non sarebbe stato un onore sostenere in prima persona il suo grande e indispensabile operato, ma per rispetto di chi attivista lo è, senza clamore, tutti i giorni.

Al di là dei limiti strutturali dell’edificio, il mio ingresso in viale Trento è stato reso perfettamente agevole dal tempestivo lavoro e dalla grande disponibilità dei commessi e dello staff del Presidente Pigliaru.