Di impegno e case nuove (la mia si chiama Campo progressista)

campo-progressistaQuando sette anni fa ho firmato la tessera di Sel arrivavo da dieci anni di “indipendenza” politica e un piano chiaro: mai più militanza in un partito. A convincermi a tradire quel proposito è stata la marea rossa che colorava una città per me nuova, impegnata a sovvertire il principio del “tanto non cambia mai niente” in una primavera incredibile che ha riportato la sinistra a Cagliari e l’idea che un’altra politica è possibile in tante persone.

Quel partito aveva una mission quasi impossible: stare a sinistra, evitando strabismi di comodo, ma scegliendo di sporcarsi le mani nel governo delle amministrazioni locali. È incredibile l’entusiasmo e l’impegno che ha saputo accendere, e l’opportunità che ha dato a tanti di rispecchiarsi in un progetto politico e sperimentarsi in prima persona. Poi qualcuno, che io nemmeno conosco e senza che chi si è impegnato in tutti questi anni potesse dire bah, a un certo punto ha deciso che quella casa non andava più bene e doveva essere rasa al suolo. Lo ha fatto con una spocchia e un’incoscienza incredibili, lasciandoci una casa in fase di smantellamento in momenti importanti, come alcune difficili fasi del governo della Regione e le elezioni per il Capoluogo della Sardegna.

Per questo è stato naturale, nelle ultime settimane, impegnarmi in un progetto del tutto simile al lavoro fatto in questi anni. Campo progressista nasce da chi ha messo faccia e fatica nell’amministrazione delle città e nell’impegno quotidiano al servizio di comunità grandi e piccole, non da calcoli fatti da sconosciuti in una stanza romana. Poche parole, molto lavoro. Le premesse migliori per costruire questa nuova casa. Che ha un tetto solido e pochi muri, perché tutti possano entrare e dare una mano per farla crescere.

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Contributi cinema, le graduatorie

pellicola_400x300In coda a questo post trovate gli allegati alla delibera approvata mercoledì scorso. Le graduatorie non sono state ancora pubblicate sul sito della Regione, come tutte le delibere approvate durante l’ultima riunione di giunta, per mere ragioni di tempo.

La conclusione del procedimento completa un percorso lungo e travagliato, che ho portato avanti nonostante le difficoltà e una rischiosa vicenda legale che ancora oggi stento a capire, per raggiungere un risultato che mancava da cinque anni. E che spero serva a ristabilire un clima positivo fra l’amministrazione regionale e gli operatori del comparto, e sia anche la premessa per un lavoro condiviso fra assessorato, Film Commission e operatori per l’aggiornamento della normativa di settore. Continua a leggere

Situazione precari della scuola, 12 agosto

01_claudiaDopo un lungo (francamente troppo…) pressing ho ricevuto la telefonata del capo di gabinetto del Miur Alessandro Fusacchia. Continuo a credere che un assessore debba interloquire con il Ministro e aspetto dunque di confrontarmi direttamente con l’on. Giannini.

A Fusacchia ho esposto i temi già descritti nella lettera inviata al ministero, descrivendo ancora una volta la situazione dei docenti sardi e chiedendo la proroga o sospensione dei termini di presentazione delle domande per la fase B, in modo da poter trovare le soluzioni per garantire che le immissioni in ruolo avvengano nel pieno rispetto delle pari opportunità. Che, nel nostro caso, si traducono nel considerare l’insularità una condizione di svantaggio. La risposta del capo di gabinetto non è stata risolutiva, non sbilanciandosi su nessuna delle due richieste. Questo significa che continuerò a pretendere una risposta fino a quando non otterrò la posizione chiara e definitiva del Ministro.

Questo ho detto anche ai docenti che stazionavano sotto la Regione, non prima di aver aggiornato tutti con un comunicato. Ché si lavora e si danno risposte a tutti e tutti i giorni, anche quando i problemi non sono sulle prime pagine dei giornali. Ho anche detto che valutiamo ogni strada percorribile ma l’obiettivo resta risolvere il problema oggi. E oggi è inutile parlare di art. 5 dello Statuto o dei casi di altre Regioni. Quelli sono le vie da percorrere sul medio-lungo periodo, come stiamo già facendo con il lavoro sulla proposta di Legge regionale sull’istruzione. Sono scelte che richiedono tempo e mai fatte prima, nemmeno da chi stasera a pochi metri da noi interveniva a distanza quando il dialogo con i presenti era a suo parere troppo sereno. Infine il capitolo supplenze, tema che sottotraccia va avanti da tempo, che permetterebbe anche a chi avesse avuto l’offerta di contratto fuori dalla Sardegna di lavorare nell’Isola. Non è la soluzione definitiva dei problemi posti dai docenti sardi e restano alcune zone d’ombra, ma potrebbe essere un tampone per la nostra emergenza.

Quel che è certo è che non è ricevibile una risposta come quella del sottosegretario Toccafondi, che liquida come banale richiesta di avere il lavoro sotto casa una preoccupazione basata sul concreto dato geografico e le sue conseguenze economiche.

Si resta in attesa vigile, dunque, e si continua a lavorare.

A domani.

Postilla incredula (ma anche no)
Ieri ho scoperto che un ex presidente della Regione non sa che esistono gli ingressi secondari del “palazzo”. Quelli che avrei potuto utilizzare per evitare chi manifestava in viale Trento. Scrive, quell’ex presidente, di aver bloccato l’ingresso per costringermi a parlare con i docenti. Non mi ha visto, forse, mentre parcheggiavo alle sue spalle per andare a parlare con loro. Non sa, quell’ex presidente, che gli insegnanti io li ho incontrati tutto l’anno, anche quando lui non c’era e forse ignorava quel che stava accadendo a Roma, dove lavora e dove è stato deciso tutto questo, come si evince dalla totale assenza del tema scuola nei documenti sulla sua attività parlamentare.

Cosa stai facendo per i docenti precari?

i-dubbi-sulle-fasi-b-e-c-delle-assunzioni-scuola_376559Non consola aver avuto la percezione che qualcosa del genere sarebbe successo. Magari perché nella legge la faccenda assunzioni era meno chiara delle dichiarazioni di premier e ministro. O forse perché ad un certo punto quella stratificazione di titoli, abilitazioni, tipi di precariato sarebbe esplosa. E’ successo in un giorno di luglio, quando il Miur ha emanato uno dei decreti attuativi dando il via alle assunzioni “a fasi”. I dettagli però si sono capiti solo poco prima del 28, data di partenza della “fase 0”.

Ho sempre cercato di affrontare i problemi in modo concreto. Ricerca di soluzioni e niente proclami. Così appena è arrivato al Senato il ddl sulla riorganizzazione delle amministrazioni pubbliche con il mio partito abbiamo provato ad inserire una norma che garantisse gli insegnanti sardi. Non è stata accettata e questa è allora la strada che seguirò per tutelare i nostri docenti. Strada che volutamente sorvola sulla bizzarra idea che il guaio sia stato fatto a Roma e le idee per venirne fuori siano esclusivo appannaggio di Cagliari (e di tutti gli altri capoluoghi di regione).

– Ho scritto a Stefania Giannini (qui la lettera) chiedendole un incontro urgente e l’inserimento di criteri di mobilità che tengano conto della condizione di insularità. Non è e non sarà una richiesta retorica, perché credo che l’insularità sia uno dei pochi appigli normativi su cui basare una battaglia che abbia l’ambizione di portare a una vittoria.
– Sulla gestione dell’organico della nostra Regione prevediamo importanti innovazioni nella proposta di legge regionale sull’istruzione che cominceremo a discutere a breve. Abbiamo già dimostrato di essere in grado di negoziare positivamente con lo Stato il riconoscimento della nostra autonomia nella tutela della Lingua sarda. Lo faremo anche per la scuola.
– Sul piano “Tutti a Iscol@”, che prevederà il coinvolgimento di oltre 200 docenti nell’anno scolastico 2015-2016, proporremo al Miur la firma di un protocollo d’intesa per sostenere le nostre azioni contro la dispersione scolastica. Nell’accordo chiederemo che il lavoro degli insegnanti nei nostri progetti sia pienamente valorizzato anche attraverso il riconoscimento del punteggio.
– Infine, la mia opinione sulla L. 107/2015 è nota (qui una mia intervista) e non riguarda solo gli aspetti legati alle assunzioni. Personalmente sosterrò ogni iniziativa che punti ad una sua modifica o superamento, comprese impugnazioni e questioni di costituzionalità. Un’iniziativa che non potrà non essere sostenuta da tutta la politica, oltre ogni appartenenza. Stando attenti, però, che nessuna di queste proposte intacchi alla radice o blocchi il piano di assunzioni così come sancito dalla Corte di Giustizia Europea. Perché allora la lotta diventerebbe irresponsabile demagogia.

E io sto dove sono sempre stata, dalla parte dei lavoratori e per le soluzioni vere, anche quando la via di uscita richiede una faticosa ricerca lontana dal fascino del facile titolo di un giornale.

La vertenza dei senza nome

senza nomePenso alle ultime mie delibere approvate, come i bandi per la lingua sarda, il programma per lo spettacolo, i progetti per la scuola che partiranno l’anno prossimo, i finanziamenti ai CSC e i prossimi provvedimenti su cinema e cultura, e so che non sono solo ciò che possono sembrare. Non sono, cioè, solo atti di indirizzo, stanziamenti, contributi a settori fondamentali, e troppe volte maltrattati, della nostra società.

Ma sono anche altro. Un “altro” di cui non si parla quasi mai. Nella maggior parte delle attività che si andranno a finanziare, infatti, tantissimi ragazzi e meno ragazzi, insomma, miei coetanei, persone di quella fascia d’età data per spacciata da tutti, avranno un’opportunità di lavoro. Una possibilità di fare ciò che hanno sempre sognato di fare, una chance per trovare la loro strada, una breccia nel muro di gomma di un mondo del lavoro che non è che non riconosca loro dei diritti, ma proprio non sa chi siano.

Perché non hanno un nome, una categoria, un luogo da cui provengono. Non sono, per lo meno non sempre, impiegati, operai tessili, chimici. Non esiste un tavolo specifico per loro cui possano sedersi e sentirsi rappresentati, non esiste uno strumento di qualsiasi natura che li tuteli. Dovremmo proprio aprirla la vertenza dei senza nome. E nell’attesa, cominciare a tenerli in considerazione in ogni nostro atto e decisione. Dando così anche a loro un volto e la piena cittadinanza nel nostro tempo.