Di moda, prossimità e di altri strani concetti

Vignetta di Mauro Biani per il Manifesto

Vignetta di Mauro Biani per il Manifesto

È difficile non essere perplessi di fronte ad alcune dichiarazioni sulla presunta maggiore attenzione ai migranti in difficoltà rispetto agli italiani. È facile, invece, indebolire con poche parole un lavoro lungo e faticoso, e semplificare concetti, politiche procedure davvero complessi.

La migrazione è un fenomeno vecchio come il mondo. Non significa che non dobbiamo gestirlo e regolarlo, chiaramente. Ma le persone si spostano dove pensano di avere migliori condizioni di vita, o anche una sola opportunità di sopravvivenza. Motivazioni che nessun muro o legge potranno fermare. Lo sappiamo bene noi sardi, migranti da quasi due secoli cui non è stato risparmiato nulla. Penso alle testimonianze ascoltate durante Sa die de sa Sardigna. Sardi che tra mille difficoltà hanno costruito il loro futuro lontano dall’Isola, nuovi sardi che vengono da lontano e da anni vivono qui, spesso svolgendo un servizio di cui beneficiano tutti, soprattutto i “nativi”. Nelle case dei nostri anziani e dei nostri amici con disabilità nove volte su dieci lavora una persona “straniera”, che un giorno di qualche anno fa è arrivata qui con poco o nulla, e qualcuno l’ha aiutata ad arrivare dove si trova adesso. Altri “stranieri”, mediatori linguistici e culturali, accolgono chi scappa oggi, nei porti e nelle spiagge degli sbarchi come nelle scuole, avviando quell’integrazione del cui buon esito beneficiano tutti.
Certamente non tutte le storie hanno il lieto fine, e sono tante le persone che restano in una condizione di povertà e rischio sociale. La percezione, quindi, è che a loro siano destinate più risorse che agli “italiani”. Le sensazioni però dovrebbero essere sempre suffragate dai dati. E allora io invito a frugare nei bilanci dei Comuni e della Regione e a trovare questa sproporzione di risorse e di strumenti per alleviare disagio e povertà. Sono certa delle sorprese che troveranno gli avventurieri nelle tabelle finanziarie, ma non voglio togliere il gusto della sorpresa.

Ammesso che sia davvero la cosa più importante. E che invece quello che sta accadendo oggi, assieme alla più grave crisi demografica della nostra storia recente, non ci debba spingere a riflessioni serie, lungimiranti e, queste sì, prive di ogni pregiudizio. In Sardegna abbiamo il privilegio di poter gestire una situazione nuova senza l’affanno dell’emergenza che si respira altrove. Non sprechiamo quest’opportunità, che è anche una sfida per migliorare servizi e interventi per tutti.

Per me non c’è moda né ideologia nel guardare il mondo attorno e scoprirlo diverso da quello che ho conosciuto trent’anni fa. È proprio un dato di fatto, come lo è per me il principio che i diritti e i bisogni non hanno passaporto.

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