Di impegno e case nuove (la mia si chiama Campo progressista)

campo-progressistaQuando sette anni fa ho firmato la tessera di Sel arrivavo da dieci anni di “indipendenza” politica e un piano chiaro: mai più militanza in un partito. A convincermi a tradire quel proposito è stata la marea rossa che colorava una città per me nuova, impegnata a sovvertire il principio del “tanto non cambia mai niente” in una primavera incredibile che ha riportato la sinistra a Cagliari e l’idea che un’altra politica è possibile in tante persone.

Quel partito aveva una mission quasi impossible: stare a sinistra, evitando strabismi di comodo, ma scegliendo di sporcarsi le mani nel governo delle amministrazioni locali. È incredibile l’entusiasmo e l’impegno che ha saputo accendere, e l’opportunità che ha dato a tanti di rispecchiarsi in un progetto politico e sperimentarsi in prima persona. Poi qualcuno, che io nemmeno conosco e senza che chi si è impegnato in tutti questi anni potesse dire bah, a un certo punto ha deciso che quella casa non andava più bene e doveva essere rasa al suolo. Lo ha fatto con una spocchia e un’incoscienza incredibili, lasciandoci una casa in fase di smantellamento in momenti importanti, come alcune difficili fasi del governo della Regione e le elezioni per il Capoluogo della Sardegna.

Per questo è stato naturale, nelle ultime settimane, impegnarmi in un progetto del tutto simile al lavoro fatto in questi anni. Campo progressista nasce da chi ha messo faccia e fatica nell’amministrazione delle città e nell’impegno quotidiano al servizio di comunità grandi e piccole, non da calcoli fatti da sconosciuti in una stanza romana. Poche parole, molto lavoro. Le premesse migliori per costruire questa nuova casa. Che ha un tetto solido e pochi muri, perché tutti possano entrare e dare una mano per farla crescere.

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