Quel filo rosso

La vignetta di Gef Sanna sul caso Lingua sarda-Rai

La vignetta di Gef Sanna sul caso Lingua sarda-Rai

C’è un filo rosso incomprensibile e pericoloso che lega la legge nota come “la Buona scuola” e il dl sulla riforma della Rai. E’ la scarsa conoscenza o, nella peggiore delle ipotesi, il non rispetto della nostra specificità culturale, lingiustica e geografica.

La Buona scuola chiede ai nostri insegnanti precari di scegliere di proseguire il loro lavoro anche in un’altra Regione. Come se per i sardi trasferirsi in Veneto, magari a 45 anni e con famiglia al seguito, comportasse gli stessi sacrifici di un cittadino lombardo che si trovi nella stessa situazione. Come se non ci fossero norme, prassi, buon senso, che in questi anni hanno dato sostanza al concetto di pari opportunità.

Il dl di riforma della Rai sancisce che l’azienda pubblica radiotelevisiva ha il dovere di promuovere solo le trasmissioni in lingua tedesca, ladina, francese e slovena. Le altre? Si arrangiassero. Se vogliono possono pagare ciò che alcune fortunate regioni possiedono gratuitamente. Un ragionamento cui mi sono sempre opposta. Tutto questo in spregio ad una normativa nazionale (L. 482/1999) che riconosce ufficialmente le lingue delle popolazioni albanesi, catalani, germaniche, greche, slovene e croate e quelle delle comunità che parlano il francese, il franco-provenzale, il friulano, il ladino, l’occitano e il sardo. Le stesse lingue salvaguardate da quella “Carta europea delle lingue regionali o minoritarie” che chissà quando l’Italia deciderà di ratificare. Una scelta incomprensibile e discriminatoria da contrastare in ogni sede.

Occorre lavorare perché tutto questo non accada. Io lo farò affiancando al progetto “Tutti a Iscol@”, che prevede il coinvolgimento di tanti precari, una proposta da portare a Roma per tutelare le differenze fra i lavoratori che vivono in un’Isola lontana dalla terraferma e tutti gli altri. L’ho fatto e continuerò a farlo con l’investimento nelle nuove generazioni sulla difesa della nostra Lingua, con lo storico passaggio alla Regione delle competenze in materia di tutela della nostra Lingua e Cultura che la settimana prossima sarà esaminato dal Consiglio, e con tutti gli strumenti che ho a disposizione per cambiare questa decisione assurda.

Finché quel filo sarà spezzato.

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