5 maggio, la scuola va in piazza

sciopero scuolaOggi gli insegnanti scendono in piazza. Tutti, ma proprio tutti, accompagnati dai loro studenti.
Non si può fare finta di nulla di fronte ad un evento che non capitava da sette anni. Quella piazza non chiede solo di modificare un disegno di legge, ma di riportare la scuola al centro del dibattito politico. Per questo quelle voci devono essere ascoltate e la comprensibile difficoltà e fatica del governare non deve diventare un alibi per non dare risposte. Una di queste è una strada ragionevole: stralciare la parte del ddl che disciplina l’assunzione dei precari, integrarla con i precari ata e i docenti oggi esclusi e mandarla avanti prendendoci invece il tempo necessario per ragionare sul resto. Non il classico rinvio “all’italiana”, ma un’azione consapevole e supportata da una visione chiara sulla scuola. L’altra risposta riguarda le risorse. Considerare investimenti nella scuola pubblica le risorse necessarie all’adempimento ad una sentenza della Corte di Giustizia Europea è un azzardo pericoloso, e una decisione che non sana i bilanci delle autonomie in affanno, ormai impossibilitate a progettare e sperimentare la propria didattica. E’ necessario invece scommettere sulla scuola anche quando si scrive il bilancio. In Sardegna nel nostro piccolo lo stiamo facendo, convogliando sull’istruzione le risorse comunitarie, riattivando il finanziamento delle autonomie (scomparso dall’orizzonte economico e politico degli ultimi anni), sostenendo il diritto allo studio, soprattutto dei ragazzi con maggiori difficoltà, con fondi più consistenti rispetto al passato destinati a borse di studio e libri in comodato per tutti gli studenti medi e l’assistenza agli alunni con disabilità.
Da oltre Tirreno, invece, fino ad ora sono arrivati parametri non sempre adatti per definire la conformazione delle nostre scuole, burocrazia e intoppi per la definizione degli strumenti più semplici ed essenziali come l’anagrafe nazionale degli studenti e una continua erosione dei trasferimenti a Regioni ed Enti Locali, che rendono proibitivo il mantenimento di un livello decente dei servizi. Non è la risposta che mi aspettavo da un Governo che pone la scuola al centro del suo programma.

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