Scuola: di chiusure, catastrofi e di altre leggende

scuolaIeri abbiamo concluso un percorso lungo, difficile ma importante, che ha portato all’approvazione del Piano di dimensionamento regionale. Brutto termine, devo dire, mutuato da una normativa nazionale che stabilisce parametri ma si nasconde quando si parla di diritti. Ma su questo tornerò più avanti.
Il Piano, dicevo, disegna la rete scolastica della nostra Isola. Parte anche da quei parametri ma esce dalle celle di Calc (non uso Excel ma solo software opensource) per incontrare i nostri Comuni, le montagne, le strade, gli insegnanti, le ragazze e i ragazzi. Con il pensiero delle loro giornate fra i banchi, e solo con quello, è stato immaginato il nostro lavoro. Scommettendo sul cambiamento, su un’esperienza della loro vita che fosse la più bella che si potesse realizzare, sulla responsabilità e capacità di cooperare di tutti.
Abbiamo guardato all’esistente e fatto la conta di quello che non andava bene e quello che potevamo realizzare, ora e nei prossimi anni. Fra quello che non va bene ci sono le pluriclassi. 169 pluriclassi, per l’esattezza. Al loro interno si distinguono sicuramente esperienze di grande qualità, coraggiosi insegnanti di frontiera e progetti all’avanguardia. Ma la realtà, inoppugnabile, è che in quelle classi convivono bambini e ragazzi di età ed esigenze diverse, che stanno fra le stesse quattro mura per necessità, non per una scelta pedagogica precisa. Non lo dice Claudia Firino, non lo dice Francesco Pigliaru, ma lo sussurrano a microfono spento anche tanti amministratori locali e dirigenti politici, che poi non sempre hanno la forza di prendere posizione rischiando pezzetti di consenso.
Per questo intervenire, in punta di piedi (29 scuole su 1580) ma tracciando un percorso iniziato coraggiosamente dalla Giunta Soru qualche anno fa, è una scelta politica chiara, di tutela delle pari opportunità e sì, di sinistra. Significa decidere che in ogni angolo della Sardegna ci dev’essere una scuola di qualità, con le stesse capacità di essere attrattiva, inclusiva, bella e eccellente del servizio offerto nei Comuni più grandi. Significa offrire a bambini e ragazzi un orizzonte di socialità più ampio che non li faccia trovare impreparati alle sfide di domani. Significa credere nelle zone interne, nei piccoli centri e nella loro capacità di organizzarsi a livello sovracomunale, anche in questa difficile situazione di cambiamenti istituzionali.
Dire che questo aiuta lo spopolamento è banale e fuorviante. Si va via da un posto perché non ci sono prospettive, di lavoro innanzitutto, non perché non c’è un edificio scolastico che a volte è un presidio coraggioso, ma spesso è poco più di quell’edificio.

E vorrei smentire alcuni luoghi comuni che si ripetono pretestuosamente in questi giorni.

Si taglia per risparmiare. Semmai è il contrario. Spenderemo più di quanto avremmo fatto lasciando tutto com’era. Investiremo infatti risorse per azzerare il disagio degli studenti che devono viaggiare (40 scuolabus pù le spese di gestione), per garantire dove lo Stato non riesce il tempo pieno o prolungato, per sostenere in modo particolare la didattica e i progetti delle scuole nate dagli accorpamenti (azioni specifiche inserite nel nostro piano di lotta alla dispersione scolastica e rafforzamento dei saperi “Tutti a Iscol@”).
La Giunta taglia le scuole / favorisce lo spopolamento / uccide i piccoli centri. A leggere certe considerazioni sembra che abbiamo deciso di trasferire tutti i ragazzi a Cagliari e Sassari. Abbiamo invece chiesto ai Comuni di pensare in termini di Poli territoriali scolastici, di accordarsi fra loro per coprogettare la Loro scuola e gestirne assieme i servizi annessi. Garantiremo che i docenti delle scuole accorpate rimangano in quell’area geografica per assicurare la continuità didattica, oltre al tempo pieno come strumento didattico e servizio per le famiglie. Insomma, bambini e ragazzi del piccolo Comune vanno a studiare nel piccolo Comune accanto. Sede che, in molti casi virtuosi, è stata concordata dagli stessi amministratori locali. Perché come dice benissimo il Vicepresidente del Consiglio Regionale, sindaco di Escolca e mio compagno di partito, Eugenio Lai, “Le politiche di sistema consentono di avere un futuro, quelle campanilistiche decretano la morte.” E dove le condizioni erano più complesse e le distanze eccessive abbiamo lasciato la situazione inalterata, consapevoli che sarà necessario intervenire per potenziare la didattica e aiutare ragazzi e docenti.
Il Piano è stato calato dall’alto, nessuno sapeva niente. Il progetto approvato ieri non è piovuto da Marte, né da lì è stato calato sulle teste dei cittadini, ma è il momento conclusivo di un percorso lungo e partecipativo. Abbiamo iniziato nel lontano 2 ottobre con il lavoro sulle Linee guida, concluso con l’approvazione di Giunta il 2 dicembre e quella definitiva il 20 gennaio, dopo il passaggio all’unanimità nella Seconda Commissione (18 dicembre). In quelle Linee guida, concordate con le Province, l’Ups, l’Anci, l’Anp (Associazione Nazionale Presidi) e l’Uffcio Scolastico Regionale, sono scritti chiaramente i nostri obiettivi. Fra questi:

– adottare modelli che non prevedano la pluriclasse e favoriscano l’adozione del tempo pieno, soprattutto nella scuola primaria e in particolare nelle aree che intendono avviare esperienze di accorpamento, nella prospettiva di mantenere livelli didattici e formativi orientati alla qualità del servizio e all’efficacia del processo di insegnamento-apprendimento;
– garantire la presenza della scuola in quei territori caratterizzati da reali e ineludibili situazioni di marginalità geografica ed economico sociale, attuando azioni mirate per mitigare gli effetti dell’isolamento;
– limitare il modello degli Istituti Globali alle situazioni di estrema marginalità geografica;

A questo quadro, condiviso da tutti, ci siamo ispirati. In questo contesto hanno cercato di lavorare le Province nell’elaborazione dei Piani provinciali, che abbiamo rispettato in tutti i casi in cui la proposta non contraddiceva le Linee guida. Le Province conoscevano il progetto e, nella maggior parte dei casi, hanno comunicato e lavorato efficacemente con i Comuni. E lo conoscevano Ups e Anci, che nell’ultimo incontro del tavolo interistituzionale prima del passaggio in Giunta hanno dato il loro benestare al Piano, senza avanzare dubbi o proposte alternative. Tutti i meccanismi di condivisione e comunicazione possono essere migliorati, ma in pochi oggi possono dire “non ne sapevo nulla”.

Un ultimo pensiero sui numeri romani. I parametri statali, che nessuna legge regionale può aggirare completamente, guardano, loro sì, ad un risparmio e un’aggregazione di difficile applicazione nella nostra terra. Le proposte future parlano di un aumento di quei valori. A questa prospettiva, dannosa e improponibile, noi ci opporremo con ogni mezzo per tutelare la specificità della Sardegna e il diritto dei nostri bambini e ragazzi di avere le stesse opportunità di accesso al sapere dei loro coetanei italiani ed europei.

Postilla stupita

E’ purtroppo al di sopra delle mie capacità rispondere a chi mi parla di balzelli e diritto allo studio dopo aver portato gli studenti universitari idonei ma non beneficiari di borsa di studio al 45%. Noi abbiamo corretto la finanziaria 2014 aggiungendo 2 milioni e in questa raddoppiamo i 5 della Giunta Capellacci, con cui supereremo la media nazionale di copertura (75% circa). Al netto dell’edilizia ci apprestiamo a investire 50 milioni nella scuola. Scusatemi, non ci riesco davvero.

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8 thoughts on “Scuola: di chiusure, catastrofi e di altre leggende

  1. “garantire la presenza della scuola in quei territori caratterizzati da reali e ineludibili situazioni di marginalità geografica ed economico sociale, attuando azioni mirate per mitigare gli effetti dell’isolamento;”
    appunto, appunto ….

  2. Gentile Assessore,
    condivido l’approccio. Quello che stupisce, tuttavia, è che si parli solo della soppressione delle pluriclassi e non del “resto” del dimensionamento. A tutt’oggi non sappiamo ancora niente di cosa sarà delle scuole medie di Is Mirrionis e dei tecnici oristanesi. E sul sito della Regione manca non solo la delibera, ma persino le Linee guida. Questo non facilita la trasparenza.

  3. i miei studenti del Sarrabus e del Gerrei vanno via, una volta preso il diploma. Armungia sta scomparendo. “Ma perchè andate via?” “Prof non c’è nulla. Solo anziani. Non c’è più neanche la scuola”. Quest’ultima cosa mi ha fatto pensare. E’ vero che si va via per cercare lavoro. Ma ci si sposta in un’altro centro anche per offrire maggiori opportunità di socializzazione ai propri figli quando in paese ha chiuso anche l’ultima scuola. E le giovani coppie si son rotte di aspettare il pullmino che riporta a casa i figli, di svegliarli mezz’ora prima, di dover mobilitare mezza famiglia per una uscita anticipata, etc. Il paese muore anche perchè non c’è più la scuola. Ma poi, mi chiedevo, la pluriclasse è davvero una cosa negativa? Leggendo un po’ di testimopnianze mi son quasi convinto che non lo sia. Anzi può essere l’occasione per mettere in atto pratiche didattiche un po’ più nuove, diverse, con nuove forme di partecipazione e di “autogestione” dell’apprendimento (per citare la psicopedagogia). Invece che essere un handicap potrebbe diventare una risorsa.

  4. Gentile sig. Pastore, trova le Linee guida, pubblicate immediatamente dopo l’adozione, a questo indirizzo: http://www.regione.sardegna.it/j/v/66?s=1&v=9&c=27&c1=1346&id=45117.
    Per quanto riguarda la delibera, il ritardo nella pubblicazione è dovuto alla mera tempistica degli uffici. Sarà on line domattina.

    Gentile Valter, non ho la verità in tasca ma non credo che alzarsi mezz’ora prima, come accade anche in molti centri popolosi, sia il motivo che spinge una famiglia a fare una scelta abitativa diversa. Io ho grande cosapevolezza dei timori delle comunità che perderanno la scuola, ma mi chiedo se offrire a quei bambini e ragazzi minori opportunità (con le ovvie e doverose eccezioni) di apprendimento e relazione dei loro coetanei sia ciò che rende vivo un Comune o un modo per procastinare un problema, decidendo che questo valga il sacrificio educativo di quei ragazzi.

  5. Gentile assessore, io scrivo da Santa Maria Coghinas, non voglio entrare in merito al diverbio con il comune…ma voglio dirle che le pluriclassi da noi funzionano benissimo,se lei stessa va a vedere gli esiti dei test di 2 e 5 elementare,potrà verificare che Santa Maria é ai primi posti a livello Nazionale !! Chi ve lo dice che non vanno bene!i bambini stanno benissimo come sono, non sicuramente alzandosi alle 6 per fare anche 1 km, breve che sia il tragitto ,sempre faticoso per dei bambini cosi piccoli! Dove avete letto e dove avete constatato che se si chiude una scuola il paese non muore?dove avete sentito che i ragazzi non vanno via per questo?? Un paese di 1500 abitanti senza una scuola, mi dica che paese é?senza una struttura cosi importante? Chiude la scuola e a santa Maria diventiamo un monumento come quello ai caduti che abbiamo nella piazza!! Ci rifletta perché state prendendo un forte abbaglio…mi saluti la prof.ssa Piras….grande insegnante!

  6. io penso alla mia esperienza scolastica ; entrare a scuola a 5 anni per convivere con bambini di 10/11 anni non è il massimo della vita , ci sono altri interessi , altre esigenze , altre ricerche culturali . Io sorveglierei piuttosto sui mezzi che porteranno questi bambini a scuola : devono essere all’altezza della situazione e non i soliti mezzi sgangherati .

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