Senza peli sulla Limba

Non so se mi stupisce di più la puntuale mistificazione dei fatti o la paternalistica assoluzione che mi viene a volte riservata, come se la responsabilità di ciò che accade nell’assessorato che rappresento sia sempre altrove. Ringrazio della simpatia e dell’indulgenza preventiva, ma devo deludere i miei simpatizzanti dichiarando la piena titolarità di ogni atto che riguarda il mio incarico.

Il tema della Lingua sarda, come ho più volte ribadito, patisce la stessa difficile situazione di tutti i settori che afferiscono all’assessorato, e non solo. La pesantissima eredità della giunta Cappellacci e la spesa fuori controllo delle Asl ci hanno obbligato a studiare un assestamento “in diminuzione”, come si dice in gergo. I vincoli imposti dal patto di stabilità hanno completato il quadro, rendendo di fatto virtuali gli stanziamenti previsti in finanziaria (sulla cui bizzarra distribuzione non mi dilungo in questa sede, se non per sottolineare che Sel è stato l’unico partito a non votarla).

I tagli che abbiamo dovuto effettuare, seguendo la tristemente consueta tradizione del centrosinistra chiamato a rimettere i bilanci a posto dopo le spese irresponsabili della destra, hanno seguito due principi tecnici fondamentali: tagliare i fondi non impegnati né impegnabili, o non erogabili nel corrente anno. I criteri politici che ho applicato sono stati invece l’equilibrio fra i vari settori, la tutela dei lavoratori, degli studenti e delle esperienze più significative e legate al territorio.

Entrando nello specifico dei capitoli di bilancio dedicati alla Lingua sarda, non è stato tagliato un euro dei fondi dedicati alla scuola, come da più parti si continua a sostenere. Né agli sportelli linguistici, territoriali e regionale, che immagino come il presidio della nostra politica linguistica. Non è un caso che, appena ripartite le quote aggiuntive di patto, la mia prima preoccupazione sia stata erogare gli stipendi relativi al 2013.

I fondi rimasti permetteranno di prorogare il piano triennale scaduto lo scorso anno per il 2014 (impossibile farlo prima, dati gli spazi finanziari inesistenti), non nella sua interezza ma con un accento particolare sui temi che caratterizzeranno la politica linguistica d’ora in poi: in primis la scuola. A costo zero, perché coperta da un finanziamento comunitario, sarà invece l’intesa che stipuleremo con Bilingualism Matters, centro di ricerca dell’Università di Edimburgo.

Questione direttore del servizio. La tempistica di nomina è stata condizionata innanzitutto dall’iter di evidenza pubblica che abbiamo seguito, poi dalla necessità di attendere la delibera di riduzione delle posizioni dirigenziali. Il direttore verrà nominato entro pochi giorni. Premesso che l’assenza di un dirigente non ha mai paralizzato nessun settore, mi ha molto colpito l’attenzione riservata esclusivamente a questa vacanza. Possibile che il mondo dell’università e del lavoro, a titolo d’esempio, dormano sonni tranquilli nonostante manchino alcuni direttori?

Detto questo, qualche domanda, oggi, vorrei farla io.

Perché oggi si fa un gran parlare di scuola, quando negli ultimissimi anni a quel mondo è stata riservata una quota trascurabile rispetto ad altri temi?

Perché non si è avviato per tempo l’iter di rinnovo del piano triennale, scaduto nel 2013?

Quali criteri di finanziamento delle associazioni sono stati seguiti, se il risultato è la dispersione dei fondi in mille rivoli e il sostegno, talvolta, ad enti che nulla hanno a che vedere con la valorizzazione della Lingua sarda?

Come si poteva pensare di sostenere la ricerca sul bilinguismo affidando il progetto ad una convenzione ai limiti della legalità sottoscritta da un’associazione che ha firmato a nome della Regione?

Non so se queste domande avranno mai una risposta. Ma sono consapevole che d’ora in avanti sarà una mia responsabilità fornire tutte quelle alle quali sarò chiamata a rispondere.

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17 thoughts on “Senza peli sulla Limba

  1. Assessore… i miei complimenti! In così poco tempo ha capito i nodi fondamentali del problema, credere nella lingua significa puntare alla scuola, solo lì è possibile creare nelle nuove generazioni il legame con le proprie radici, la lingua e la storia del popolo sardo. Condivido appieno i suoi quesiti, le risposte sono ovvie per chi ha conosciuto la gestione della politica linguistica e dei fondi a disposizione negli anni scorsi.

  2. Complimenti, assessore! E’ bene fare un po’ di ripasso per rinvigorire la memoria storica che da noi è spesso carente…
    Buon lavoro
    GS

  3. Bene meda Assessore!
    So cuntentu meda de poder lèghere custas paràulas de cufortu, a pustis de unos cantos meses de dudas e cuntierras.
    So cuntentu ca, si est gai, apo a podere dèdicare pius tempus ( no solu su 15 % prevedidu dae sa leze ) a sos pitzinnos de s’iscòla, faeddende in sardu, comente s’annu passadu ( fia su primu in sa graduatòria pro sa L.R. 7 agosto 2009, n. 3, art. 9, comma 10, lett. b) :
    SPERIMENTAZIONE, NELLE SCUOLE DI OGNI ORDINE E GRADO, DELL’INSEGNAMENTO E
    DELL’UTILIZZO VEICOLARE DELLA LINGUA SARDA IN ORARIO CURRICOLARE.)
    Apo a èssere galu pius cuntentu si, comente Diretore de su Servitziu, b’at a èssere una pessone chi, comente su chi fit prima, at a faghere su triballu sou cun sa matessi passione, fortza e cumpetèntzia chi at postu a campu Pepe Corongiu..
    Apo connotu a Vostè in Nùgoro, in un’aboju contra a sa dispersione iscolastica ( “DO-RE MAT”) e m’est piaghidu comente aìat faeddadu: tenzo isperàntzias mannas…faghide cosas bonas!
    Saludos nodidos,Mauro Lisei.

  4. Perché oggi si fa un gran parlare di scuola, quando negli ultimissimi anni a quel mondo è stata riservata una quota trascurabile rispetto ad altri temi?
    Quali criteri di finanziamento delle associazioni sono stati seguiti, se il risultato è la dispersione dei fondi in mille rivoli e il sostegno, talvolta, ad enti che nulla hanno a che vedere con la valorizzazione della Lingua sarda?
    Come si poteva pensare di sostenere la ricerca sul bilinguismo affidando il progetto ad una convenzione ai limiti della legalità sottoscritta da un’associazione che ha firmato a nome della Regione?
    Plaudo alla lucidità con cui ha posto queste domande scomode.

  5. Dal profilo facebook di Pepe Corongiu:
    Le polemiche sulla lingua fanno uscire fuori dal seminato. In particolare, ci si fida di cattivi consiglieri che non informano bene i politici. Per esempio, si finisce per credere che qualcuno abbia fatto l’assessore alla lingua sarda quando era solo il direttore esecutivo di servizio. Ci sono stati assessori e giunte che hanno dato indirizzi che gli uffici hanno realizzato, come è normale. Per esempio il Piano Triennale e i criteri di spesa sono di competenza della giunta e il dirigente può solo applicare ciò che si dispone. Così, se il Consiglio e la Giunta ripartiscono i soldi in bilancio con una sproporzione tra media e scuola, il dirigente anche se non è d’accordo deve eseguire. Può cercare di influire ad esempio se ha voglia, ma se è in malattia viene male. E comunque non è sua responsabilità. Ma della politica. Allo stesso tempo se ci si fa prendere dall’astio si rischia di dimenticare che i capitoli dedicati a sa Die e ai personaggi storici illustri non sono dedicati alla lingua. Sono finanziate, a termini di legge, attività culturali di varia natura. I criteri di spesa sono di competenza della parte politica e il direttore, anche se non è d’accordo, non li può modificare. Può solo vigilare su essi. Anche se il livello qualitativo culturale è fissato molto in basso. Pertanto, anche se il direttore, per esempio, volesse finanziare solo la lingua non può, perché la legge non glielo consente. Esistono poi occasioni imperdibili per finanziare con somme irrisorie progetti di altissimo livello internazionale pur nelle strettoie dei procedimenti amministrativi complicati. Non c’è stato nessun atto ai limiti della legalità, ma una soluzione pratica di un problema nell’interesse pubblico e con l’amore ponderato del buon padre di famiglia. Sarò sempre fiero di aver sostenuto un progetto che oggi, per merito di quella decisione, viene conosciuto, apprezzato e candidato a un finanziamento comunitario. A volte l’amministrazione creativa paga. Invece bloccare i progetti con scuse burocratiche porta al l’immobilismo totale. Ciò che invece mi sembra urgente è che non si confondano le responsabilità politiche da quelle tecniche. E sono felice di sapere anche che, grazie alle proteste di molti, gli uffici linguistici sono salvi.

  6. Leggo ciò che il signor Totori ci ha voluto far conoscere: “Per esempio il Piano Triennale e i criteri di spesa sono di competenza della giunta e il dirigente può solo applicare ciò che si dispone”.
    Personalmente, io non credo che materialmente il piano triennale lo abbia scritto la giunta, anche se formalmente le si può attribuire. Chiaro o no? Fa benissimo l’Assessore a sottolineare che oggi si parla tanto di scuola, ma le risorse in passato sono andate soprattutto da altre parti.

  7. Poche chiacchiere Assessore. Convochi senza indugio l’Osservatorio sulla lingua sarda .

  8. Gentile Assessore, cosa intende per “Come si poteva pensare di sostenere la ricerca sul bilinguismo affidando il progetto ad una convenzione ai limiti della legalità sottoscritta da un’associazione che ha firmato a nome della Regione?”. Quale ricerca, quale progetto e quale associazione che firma a nome della RAS? Grazie.

  9. Ho letto con molta attenzione le cose che ha scritto l’assessora Firino. Ho letto e condivido. La risposta decisa e precisa data a taluni che si sono autoproclamati depositari del verbo e del vero fa ben sperare sulle sue intenzioni finalizzate a ridare slancio alla politica linguistica. Va da se che questo assestamento di bilancio non avrebbe potuto fare alcun miracolo rispetto alle promesse virtuali dell’ultima finanziaria approvata ad oras in prossimità della volata elettorale dalla precedente maggioranza di Governo. E’ facile ostentare cifre ben sapendo che non ci saranno. Ma gli specchieti per allodole pre elettorali non sono mai stati una novità. Va da sé che il bilancio doveva rimodularsi su cifre e su risorse reali. Perciò non ho mai avuto difficoltà a dissociarmi dagli allarmismi fuori luogo lanciati ad arte dai fautori di un sedicente coordinamento per il sardo ufficiale. Coordinamento di chi e di cosa non si è mai ben capito. In ordine al servizio della lingua sarda condivido in pieno quanto detto dall’assessora, anche perchè la politica linguistica come nessun’altra politica dovrebbe, mai, essere affidata ai burocrati. I direttori di servizio devono svolgere il loro compito senza spacciarsi per assessori o per deus ex machina delle azioni politiche che sempre e comunque sono da attribuire, nel bene e nel male, a chi svolge ruoli e funzioni politiche. Non posso sottacere il fatto che molti dei limiti della politica linguistica della precedente giunta, specie negli ultimi due anni del mandato, sono da attribuire all’eccesso di delega e di mal riposta fiducia, da parte dell’ Assessore Milia, nei confronti del direttore del servizio, che ritengo responsabile del mancato coinvolgimento dell’Osservatorio, convocato in cinque anni due sole volte in maniera molto frettolosa e perciò inefficace. Non spetta a me contestare addebiti ma lo avrebbe dovuto fare il direttore generale del’assessoratoo e l’assessore stesso dell’epoca, più volte sollecitato anche con lettere e telegrammi ufficiali dal sottoscritto e da altri membri dell’Osservatorio regionale. In molti ci chiedevamo quando il direttore del servizio di lingua sarda trovasse il tempo per svolgere il proprio lavoro visto che passava molto tempo a scrivere nei social network dando pagelle a destra e a manca ed assumendo ruoli che non gli competevano. Ha ragione l’assessora Firino quando dice che il piano triennale non doveva essere rifatto da questa giunta ma dalla precedente che, in quanto membri dell’osservatorio, più volte, abbiamo richiamato a farlo. Il direttore del servizio, anche in questo caso, non è stato d’aiuto, tutt’altro. Chiunque sia il nuovo direttore del servizio lingua sarda, ciò che consiglierei è di non attribuirgli un ruolo superiore a quello che gli spetta. La funzione politica, le scelte, l’agenda e la tempistica delle cose da fare spettano all’assessora che, certamente, se lo chiederà e se lo vorrà, avrà tutto il sostegno proveniente dall’esperienza delle associazioni che da anni operano nel territorio e che godono della stima e del consenso di coloro che sul serio hanno dimostrato, in venticinque anni, di credere, operando con i fatti, e spesso nella esiguità delle risorse, nella questione linguistica e culturale della Sardegna. Per il resto bisognerà, poi, aspettare la nuova finanziaria che ci auguriamo possa essere migliore della precedente.

  10. Forse sarebbe il caso che a questo punto l’Assessore rispondesse anche ai problemi sollevati e ai quesiti. Oppure, siccome stanno per nominare il nuovo direttore (in base a quali criteri e per quali obiettivi?, il pubblico lo saprà solo a cose fatte?), gli si passa semplicemente la patata bollente?

  11. Chi bi nd’apat unu chi iscriat in sardu.
    A chie est cun preguntas lìtzitas e a chie imbetzes est toddende·si sos corros cun àtere chi cun s’assessore non b’intrat nudda e issendende·nche captatio benevolentiae a livellos de bòmbiga.
    Est a beru su chi narat su ditzu :” A gente manna birgòngia manna.!

  12. Non ha nessun senso fare delle esternazioni e poi non rispondere ai (pochi) commenti nemmeno per dire “scusate, ora sono molto impegnata, vi rispondo tra qualche giorno”. Tanto valeva non scrivere niente, nominare il nuovo direttore e chiudere lì. E nemmeno noi perdevamo tempo. Se si vuole una comunicazione unidirezionale, non fare finta di dialogare. Del resto questo è lo stile anche di Limba sarda 2.0. Ed è anche per questo che le cose funzionano, male. E scriverlo in sardo non cambia proprio la sostanza. Auguri!

  13. E s’istile tuo cale diat èssere, Professò’?
    O a imprestu est?
    Lu diat cumprèndere fintzas una criadura ca no la tenia cun tegus, ma tue sena ti nch’essire dae s’istèrgiu non ti podes mantènnere.
    Cun amighèntzia. :)

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