Utile è stato utile

Francesco AgusMi sento come se mi avesse appena investito un tram (sì, tram, alla sassarese, in onore del nuovo presidente), ma:

grazie a Francesco, perché è bello far politica sapendo che a rappresentarmi ci va una splendida persona,

grazie delle risate e delle fatiche ai compagni che mi hanno fatto reinnamorare della politica applicata,

grazie a chi ha votato, resistendo ad apatia e delusioni, e un secondo grazie a chi dopo il voto saprà essere vigile, presente e in campo;

congratulazioni e in bocca al lupo ai quattro consiglieri Francesco Agus, Eugenio Lai, Luca Pizzuto e Daniele Cocco. Complimenti ai compagni Marcello Soviet Cadeddu, Ignazio Tolu, Andrea Zucca, Andrea Melis e a chi ha contribuito disinteressatamente al successo della lista, perché quel successo riguarda tutti noi e da domani siamo chiamati a lavorare e costruire ciò in cui crediamo, insieme.

“Perchè alla fine siamo sempre gli stessi, quelli che a ogni campagna elettorale sembrano dover espiare la colpa di essere nati troppo tardi per poter fare i partigiani sulle montagne e con quello spirito combattono”
Francesco Agus

Questa la riflessione di Francesco dopo l’elezione:

È un onore per me entrare nel Parlamento dei sardi.
A 31 anni ho il privilegio e la responsabilità di provare a cambiare in meglio la vita delle persone insieme al Presidente Francesco Pigliaru, a cui va il mio sostegno e le mie congratulazioni per la forte affermazione, e ad un gruppo di Sel profondamente rinnovato, probabilmente uno dei gruppi piú giovani della storia dell’autonomia. Entriamo in Consiglio con lo spirito di Enea che prese sulle spalle Anchise: la nostra generazione ha l’occasione di prendersi le sue responsabilità solo caricandosi sulle spalle la salvezza di se stessa e quella di tutti.
Grazie ai 2120 sardi che hanno avuto fiducia nel nostro progetto e nella mia persona. Grazie a quelli che tra loro mi conoscono e grazie a chi mi ha votato senza conoscermi apprezzando le mie idee e il mio programma.
Grazie alla mia famiglia, a mia madre e mio fratello. E grazie a Paola, perchè quando mi elessero coordinatore di Sel tre anni fa fece finta di credere al mio “tranquilla, non cambia niente” e perchè in certe cose, davvero, è riuscita a far si che nulla cambiasse tra noi, se non in meglio.
Grazie ai compagni del Sergio Atzeni e di Sel. Mi avete sostenuto e protetto con la stima e l’affetto che solo una famiglia allargata può saper dare.
Ho rivisto in voi una determinazione che negli ultimi tempi si era solo un po’ appannata. Perchè alla fine siamo sempre gli stessi, quelli che a ogni campagna elettorale sembrano dover espiare la colpa di essere nati troppo tardi per poter fare i partigiani sulle montagne e con quello spirito combattono.
Grazie a chi in questi anni mi ha insegnato tanto e ha fatto si che ora mi senta in grado di assolvere questo compito. Maestri e professori ne ho avuti tanti, giovani e meno giovani. Dante il suo l’ha mandato all’inferno, io piú umilmente chiedo di poter continuare a imparare.
Grazie ai miei amici e alle mie amiche, a volte anche con idee politiche opposte alle mie, grazie a chi si è quasi violentato per votare Sel ma che ha capito che un’occasione così per far pesare la voce della nostra generazione non sarebbe ricapitata in futuro.
Grazie anche a chi non mi ha votato ma mi ha dimostrato stima e grazie a chi ha perdonato i miei errori. Ne ho fatto tanti in questi anni, ne farò ancora. Me ne assumerò sempre la responsabilità e saprò correre ai ripari.
Quando si entra a far parte di un’istituzione così importante la prima domanda che ci si deve porre è “chi voglio rappresentare?”. Anni fa la risposta sarebbe stata facile: i lavoratori, la classe operaia, i contadini, il proletariato.
Oggi la risposta non può che essere più complessa. Volendo farla più semplice possibile, entro in Consiglio regionale con l’ambizione di rappresentare quelli che per questa società fanno un po’ di piú di quello che sono tenuti a fare e che da questa società prendono un po’ di meno di quello che gli sarebbe dovuto.
Quelli che, nel silenzio quotidiano, fanno piú della loro parte con spirito di servizio e senza troppo clamore. Se in questi anni siamo rimasti a galla, se non siamo ancora affondati lo dobbiamo ai tanti che nella loro vita e nel loro lavoro, qualsiasi esso sia, si impegnano quotidianamente e silenziosamente e fanno per loro stessi e per gli altri con umiltà e sacrificio compensando in parte i guasti di chi prende senza dare.
Entro in Consiglio regionale con l’ambizione di rappresentare quelli come mio papà, a cui in questo momento felice va il mio ricordo e la mia gratitudine.

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