Il mio voto utile, anzi utilissimo!

Avrei in testa mille cose da scrivere, perché alla fine di ogni campagna ho sempre sentito il bisogno di tirare le fila, fare un bilancio e spiegare, soprattutto agli amici e ai parenti, perché nel mese precedente ero scomparsa e diventata irreperibile.

Non ve le dico tutte ma solo alcune, le più importanti.

Innanzitutto che quello di oggi è il mio prototipo di voto utile. Non perché funzionale alla vittoria. Ho passato una vita in minoranza, non potrei mai fare appelli ad una facile e incolore vittoria elettorale. Il voto utile è quello che ti rappresenta, e l’invito che vi faccio, qualsiasi sia la vostra posizione politica, e pensare a questa decisione senza rabbia, con lucidità, e diffidando sempre delle vie più facili, dell’incompetenza e delle promesse che sembrano tanto belle quanto irrealizzabili.

Voterò Sel convintamente, perché dietro quel simbolo c’è un progetto che tre anni fa era spensierato, nuovo, un po’ ingenuo e serio e, come mi piace spesso dire, dalla parte giusta. Oggi ha perso i primi tre aggettivi. Non è più nuovo, né ingenuo, e ha perso un po’ di spensieratezza. Perché è cresciuto, si è preso responsabilità e sta imparando ad assumersene il peso. E’ facile essere nuovi, l’ho sperimentato in tante esperienze. Sei vergine, immacolato, inattaccabile. Il difficile viene dopo, quando ti sei sporcato le mani. Se puoi guardarti allo specchio e camminare per strada soddisfatto di te, raccontando magari qualche obiettivo raggiunto, secondo me l’hai sfangata. Sei diventato grande ma non ti sei perso. Sel, fra mille difficoltà, secondo me non si è persa dopo le tante prove, e quindi si merita la mia fiducia.

Agus santinoSulla riga vuota scriverò “Agus“, che è il tizio qui sotto che dimostra 17 anni ma ne ha 31, e quando parla potrebbe mettersi in tasca chiunque. Non perché sia spocchioso, ma preparato, appassionato e sa bene quello che vuole fare e come farlo. Che è quello che si chiede a un buon politivo. Avere un’idea ma anche il modo per realizzarla, ché siam bravi tutti a dire voglio questo, quello e quell’altro. In questa campagna quello che mi ha colpito di più in lui è stata la capacità di ascolto. Negli incontri organizzati o in quelli per strada con gli elettori lui parlava solo alla fine per ragionare sulle soluzioni ai problemi che gli venivano posti. Non promesse. “Non faccio promesse, salvo garantire il mio impegno” è stato il suo leitmotiv. E non solo. Non l’ho mai visto chiedere esplicitamente il voto, né consegnare il suo materiale. Lo faceva solo se l’interlocutore glielo chiedeva, quasi con timidezza. Tutti motivi, quelli che ho solo accennato, per sostenerlo e votarlo con gioia e convinzione.

E voterò, infine, Francesco Pigliaru presidente, perché in questa campagna era evidentemente a disagio. Non è un comunicatore, né uno capace di strutturare una strategia di attacco verso i suoi avversari. E a me va bene così, ché i miti e i timidi mi rassicurano molto di più degli animali da palcoscenico. Mi rassicura anche, e soprattutto, che Pigliaru abbia un programma basato su formazione e piccola impresa, e che non dimentichi l’inclusione liberandola però dall’assistenzialismo.

Andiamo a votare, e da domani non limitiamoci a questo, per poi passare le giornate a lamentarci. Partecipiamo, leggiamo, informiamoci, non perdiamo una sola occasione per dire la nostra.

E oggi, almeno, riprendiamoci la nostra terra!

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