Sant’Elia calling

Venerdì scorso, grazie all’invito dell’Associazione Sant’Elia Viva, ho potuto conoscere da vicino la situazione di alcuni palazzi di quel quartiere. Assieme a una delegazione di Sel siamo arrivati in viale Sant’Elia a metà di un pomeriggio umido e scurissimo. Della realtà del Borgo avevo notizia attraverso i racconti e gli articoli di giornale ma, come spesso accade, solo vedere di persona e ascoltare ciò che dicono gli abitanti ti fa capire realmente come stanno le cose.

S.Elia 6 dicembre

(foto di Gisella Congia)

E le cose stanno male, al punto che fatichi a credere che da qualche parte delle nostre città possano esistere ascensori murati per motivi di sicurezza o altri che i tecnici si rifuitano di riparare, vere e proprie “piscine” ancora piene dopo giorni dalle ultime piogge, palazzi con piani incompleti o mangiati dal tempo e dall’incuria, automobili distrutte abbandonate nei cortili, lampioni inesistenti e zone illuminate solo dalle luci dei ballatoi. Si vede bene nella foto qui accanto (qui trovate l’intero album) e l’effetto è surreale, perché quelle luci sono belle e calde e ti sembra quasi, guardando lo splendido scatto di Gisella Congia, di essere in un altro paese e in un altro tempo.

Ciò che in questa foto non si vede sono i microscopici appartamenti ricavati nei garage, i bambini che giocano in cortili simili a percorsi di guerra e la tanta rabbia e stanchezza di chi abita queste case. Una fatica dignitosa e composta che mi ha lasciato muta e imbarazzata, perché sono poche le parole che si possono dire senza sembrare ipocriti e banali.

A sorprendermi è stato anche un altro aspetto, forse fuori tema rispetto al post, ma per me molto significativo. Non c’è stato da parte di nessuno, adulto o bambino che fosse, uno sguardo intimidito o turbato dalla mia sedia a rotelle. Chi mi ha rivolto la parola quella sedia non sembrava proprio averla vista. Promemoria da ricordare, io per prima, quando si distribuiscono a buon mercato patenti di cultura nei convegni à la page.

Non si può, e non si dovrebbe mai, spacciare promesse a buon mercato come si è fatto qui e altrove per troppo tempo, e nel mio piccolissimo non l’ho fatto nemmeno io. Una cosa però posso farla, come ho detto nei saluti e a me stessa nell’ultimo sguardo rivolto alla finestra della casa di un’anziana disabile, “murata” nella sua casa come l’ascensore che le impedisce di uscire. Tornerò spesso qui, studierò, cercherò di capire perché trentasette milioni di euro sarebbero bloccati nelle casse dell’Area, l’azienda regionale per l’edilizia abitativa. E proverò, proveremo, a fare anche le piccole cose per migliorare anche di pochissimo la vita degli abitanti.

[Clash – London calling]

Annunci

Scrivi un commento / Leave a comment

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...