Di politica, congressi e di altri demoni

Murales OrgosoloE poi arrivano i congressi. Quelle “cose” misteriose tipiche della vita di partito che però finché non ci capiti dentro mica capisci bene cosa siano.

Pensi: conoscerò tanta gente che la pensa come me, potrò dire la mia, ascolterò punti di vista differenti, magari mi emozionerò perché qualcuno penserà a me per rappresentarlo. Ma se hai già un po’ di esperienza ti chiederai anche: cosa succede in corridoio, quanti siamo, quanti sono, chi sono quelli laggiù che non avevo mai visto. E sospetterai che in quel corridoio si deciderà molto di quello che si dovrebbe più correttamente discutere nell’affollata assemblea, non vorrai sapere molti dettagli di quello che stanno confabulando le due persone in un angolo ma dolorosamente lo scoprirai. E nel burocratese e nelle conte faticherai a intravedere Gramsci e gli ideali per cui sei lì. E perderai, o vincerai, ma ti rimarrà comunque appiccicata una sensazione indefinibile: la gioia di specchiarti in chi la pensa come te mischiata a un senso di finto, ingiusto, brutto, sporco.

Me la ricordo bene quella sensazione e ieri mattina, alla vigilia del congresso provinciale di Sel, ho rallentato il passo prima di entrare nella sala perché il ricordo si è fatto angoscia. Per un congresso e una dolorosa scelta politica tanti anni fa ho stracciato la tessera degli allora Ds e ho promesso di non iscrivermi mai più ad un partito. Poi ho cambiato un’idea, grazie a un progetto politico condivisibile e complici, soprattutto, le persone in cui sono inciampata appena arrivata a Cagliari. Ho provato a lasciare da parte delusioni e velleità rivoluzionarie e mi sono buttata. In realtà le velleità non le ho abbandonate, ma ho provato a battere strade diverse per realizzarle. Non potendo cambiare tutto provo almeno a cambiare qualcosa. Non è una resa, ma ciò che personalmente oppongo all’alibi del “tanto non cambia niente” e “siamo tutti uguali”. Che è un alibi, lo ripeto, ed è pure roba da pigri, perché lottare, nei partiti come in tutte le attività umane e sociali, costa e farlo gratis e senza paracadute se qualcosa va storto costa ancora di più.

Ieri non tutto è andato bene e la nausea per ciò che ho visto è salita ai livelli di guardia. Parlare con chi per la prima volta partecipava a questa esperienza è stato difficile. Come si spiega a qualcun altro quello che per anni ti ha fatto schifo? Come si giustifica? In nome di cosa? Ai congressi si perde un po’ di innocenza, questa è la verità, e il rigetto e il disimpegno sono dietro l’angolo, soprattutto se nel ristretto gruppo/circolo/sezione non avevi mai visto quelle cose che voi umani… Il punto è che i congressi sono come il mondo là fuori, ci sono gli onesti e gli stronzi, e una grande massa di gente che naviga fra i due estremi. E si fanno le conte, come là fuori quando ti scegli gli amici. E può capitare di stringere rapporti ma anche di scontrarsi e fare a botte, come succede dal cortile di casa in poi. E può capitare, anzi è obbligatorio che capiti, rimanere delusi, perplessi, e progettare ripiegamenti. Scelta che anch’io mi tengo buona in caso di impossibilità di manovra. Ecco, la manovra, anche se la parola è poco poetica e sa un po’ di meccanica, sintetizza il mio personale criterio di scelta sul restare o meno in un partito. Finché c’è ed è abbastanza ampia per me vale la pena.

Basta che consenta di dire no, non siamo tutti uguali.

Ai miei compagni

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