Cosa?

Insomma, sta veramente finendo che un partito che ha faticato ad entrare in Senato, Scelta Civica, rischia di esprimere il Presidente della Repubblica? E magari si dirà: è anche una donna, su, votiamota!

[UPDATE: c’è anche Napo bis, e secondo me l’Incubo non è ancora del tutto sepolto]

Ieri

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La vignetta di Staino su l’Unità di oggi

Ho passato la giornata alla MEM di Cagliari, per un’interessantissima giornata di studio sui rapporti fra Sardegna e Uruguay. Cooperazione, nuovi modelli di sviluppo e la mia amata America Latina mi hanno tenuto lontani dall’assurda farsa che si stava consumando a Roma. Fra meschinità, come quella di far ricadere su Sel (che si comporta con perfetta coerenza fin dall’inizio della legislatura) i sospetti di tradimento a Prodi, e ragolamenti di conti sulla pelle di istituzioni è stato bruciato il candidato forse più condivisibile per l’area del centro-sinistra. Prodi è un politico stimato all’estero, moderato quanto basta per non spaventare chi vede ancora muri di Berlino ad ogni angolo e sufficientemente antiberlusconiano da poter mettere fine a questa piaga nata nel 1994. Non era sgradito ai grillini, ma per farlo apparire davvero forte ai loro occhi doveva essere proposto da un partito credibile e compatto.

Dalemiani, renziani, frange di ex popolari e chissà chi altri hanno deciso di polarizzarsi ora, pugnalando Bersani che per quasi due mesi, pur con qualche timidezza, stava portando avanti una linea chiara e di non compromesso con Berlusconi. Ne è uscito a pezzi chi aveva lavorato, con coerenza, alla luce del sole. Bersani ieri notte si è dimesso e per la vulgata sarà lo sconfitto. Mentre chi ha tradito, le varie anime di quell’«uno su quattro», saranno i vincitori, quelli che prenderanno in mano le sorti del Pd. Non faccio parte di quel partito, ma per Bersani, brava persona e politico onesto e capace, mi dispiace tantissimo, dal punto di vista umano e politico. E mi ferisce l’ennesima conferma del messaggio che chi è più furbo e frega il prossimo incassa il dividendo.

Sono invece molto contenta del comportamento di Sel. Ha sostenuto fedelmente il progetto di Bersani senza sbavature e tenendosi dentro eventuali mal di pancia. Lo ha fatto perché l’obiettivo di governo era più alto e importante del proprio tornaconto a breve periodo. Così come per la scelta del 2012 di allearsi con il Pd, sarebbe stato molto più semplice e remunerativo stare da soli, prendere lo zero virgola in più e urlare in faccia a tutti gli altri la propria purezza. Ma la politica, lo sanno bene tutti quelli che hanno partecipato almeno una volta a un’assemblea di condominio, è altro, e riguarda molto più la mediazione sul nuovo colore della facciata o sui costi dell’installazione di un’ascensore che i voti segreti nell’urna della Camera.

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