Torna il dalemone?

Alfano BersaniMentre scrivo è appena sfumata l’elezione al primo tentativo di Franco Marini. Le consultazioni per l’elezione del Presidente della Repubblica ieri notte hanno preso una piega decisamente surreale. Finora il Pd, e in particolare Bersani, aveva dimostrato sensibilità e consapevolezza del momento storico che vive il paese e della difficile situazione politica. L’apertura al M5S, non sempre meritata ma inevitabile dati i numeri in Parlamento, aveva garantito l’elezione di due nomi “nuovi” e di valore alla presidenza delle Camere e una generale sensazione di apertura al cambiamento. Lo stallo politico perdurava ma questo 18 aprile era atteso anche in previsione di un’uscita dalla difficile situazione.
E cosa si inventa Bersani? Prima ancora di un nome di dubbia opportunità, quello di Marini, mette in campo un metodo che contraddice totalmente la condotta perseguita finora. Presenta a Berlusconi tre nomi (Amato, Mattarella e Marini) e di fatto gli chiede di scegliere, in nome di un inedito concetto di larghe intese (ma essendo nel 2013, non più nel 1976, l’“intesa” si doveva fare con tutti). All’asse con il Pdl sacrifica tutto: il sostegno di Sel, il dialogo con il M5S e l’appoggio di larghe aree del suo partito, fra cui quelle più progressiste. Con quale risultato? A parte la non elezione di Marini, che prende molti meno dei circa 500 voti preventivati, Bersani confeziona l’incredibile capolavoro di delegittimare completamente la sua leadership. Le più svariate anime del suo partito non aspettavano che un assist per indebolirlo. Poteva guidare questa fase politica con coraggio ed intelligenza, sfidando i grillini pur senza cadere nella retorica del “nuovismo” e dei ricatti del comico genovese. Per non sottostare ai diktat di Grillo non si poteva ovviamente abbracciare (da subito, per lo meno) l’ipotesi Rodotà (tralasciando qui il dettaglio di essersi fatti fregare un icona della sinistra dal M5S), ma fare un nome di alto livello che sparigliasse i giochi e creasse qualche crepa sì, quello era il minimo che ci si dovesse aspettare. E questo nome poteva essere quello di Romano Prodi, o di Gustavo Zagrebelsky. Pazienza se il Pdl avesse minacciato rivolte. Quando Berlusconi ha forzato norme e prassi istituzionali si è forse posto qualche problema? Quando finiremo di essere schiavi di questo obbligo tacito di servire e, all’occorrenza, resuscitare Berlusconi ogni volta che è politicamente morto?
A brevissimo termine, però, il problema è già diventato un altro. Marini è forse un nome ormai bruciato e Pd e Pdl scelgono l’astensione guardando già al quarto tentativo in cui è sufficiente la maggioranza semplice. Le possibilità, vista la fervida fantasia degli attori in gioco, sono infinite, ma un sospetto, che in realtà ho (ma sono in buona compagnia) da ancora prima delle elezioni, rischia di diventare molto concreto. Non si sarà mica trovata una soluzione ad uno dei problemi politici più pressanti? Quale? Ma trovare un lavoro a Massimo D’Alema, naturalmente.

Annunci

2 thoughts on “Torna il dalemone?

  1. : – ((((((((((((((((((((((((((((((((
    Il PD, questo PD, non è più il mio partito, per tutte le ragioni lucidamente indicate da Claudia, di cui condivido analisi e conclusioni…………
    : – (((((((((((((((((((((((((((((((((((((((

  2. Pingback: Cosa? | diario precario 2.0

Scrivi un commento / Leave a comment

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...