E comunque, grazie!

Dal 25 febbraio è passata più di una settimana. Mi rendo conto di essermi presa un bel po’ di tempo per riflettere e soprattutto smaltire stanchezze ed emozioni di questa campagna elettorale. Non era la mia “prima volta”, credo non sarà l’ultima, ma è stata per tanti motivi un appuntamento diverso dagli altri.
La prima ragione è l’appartenenza al gruppo dei candidati. Non c’era un reale pericolo di sedermi a Montecitorio, ma da queste parti siamo un po’ naïf e romantici, quindi per me essere candidata è stato un onore e un attestato di stima che mi ha emozionato e spinto ad un impegno ancora più serio. Il secondo motivo è stato poter lasciare a casa quella fastidiosa molletta che troppe volte ho dovuto applicare al naso per andare a votare. Compromessi al ribasso, tatticismi a respiro cortissimo e “meno peggio” questa volta non c’erano. C’era, e c’è, una forza di Sinistra che per provare a realizzare il mondo per cui lotto ogni giorno ha fatto una scelta difficile e responsabile. C’erano, e ci sono, compagni candidati e non che sono prima di tutto persone splendide e preparate che è stato un privilegio sostenere e con cui è entusiasmante lavorare.
sel-bastioneGli altri motivi riguardano una campagna elettorale strana, dura, brutta e dalle due facce. Quella televisiva urlata e conflittuale e quella “reale”, di strada, che ho frequentato io. Di strade e piazze ce n’erano tante. In alcune si radunava tanta, tantissima gente, senza troppa fatica. In quelle dove ho camminato io, bisogna ammetterlo, le persone dovevamo cercarle noi. Raggiungerle, parlarci da pari e senza un microfono, conquistarle a fatica. E’ forse uno dei punti di partenza di una riflessione necessaria, ma che non voglio fare in questo post. Ogni incontro mi ha lasciato qualcosa. Non sempre belle sensazioni, ma il dialogo mi ha riabituato alla pazienza dell’ascolto e della ricerca delle argomentazioni. Avevo bisogno di questo, di mettermi in gioco e alla prova, di sperimentare le mie idee e convinzioni di fronte ad orecchie aspre e non amiche.
Le ultime, but not least, ragioni, sono le chiacchierate, le telefonate, le mail, i commenti nei social network di amici, parenti, persone vicine o semplici conoscenti che mi hanno manifestano sostegno, proposte, preoccupazioni e una stima che non sono sicurissima di meritare. A loro e a chi ha ritenuto che il mio nome potesse stare in una lista di candidati al Parlamento va il mio più grande e sincero grazie.

Prossima fermata…

… l’analisi di ciò che è successo, obiettiva, non auto assolutoria ma nemmeno “non è andata bene quindi cambiamo tutto e suicidiamoci in gruppo come nelle sette”.

Letture (sparse) inspiring me:
Noi e loro – Noi
La situazione è eccellente
Grillo e i movimenti

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