Chi tutela chi: i diritti nei programmi dei partiti /1

Stasera a Sassari, al circolo culturale Borderline, parlerò di diritti assieme agli altri candidati Sel Silvia Doneddu e Sergio Scavio. Il tema è molto ampio e sarà difficile affrontarne tutte le sfaccettature. Ma il livello della platea dei partecipanti renderà il dibattito sicuramente interessante, per questo vi aspetto numerosi in via Rockfeller!

Nel frattempo vi propongo un piccolo gioco.
All’inizio della campagna elettorale, man mano che venivano resi i noti i programmi, li ho raccolti per confrontarli e capire un po’ di più delle varie proposte politiche.
La mia idea di oggi è di prenderne in considerazione tre e fare, magari assieme, qualche considerazione su proposte e vision degli altri partiti sul tema della giornata.

Cominciamo con l’Agenda Monti

Mario MontiIl primo aspetto che salta all’occhio è che nel programma non c’è un capitolo dedicato ai diritti, nemmeno un paragrafetto di poche righe infilato per caso. Bisogna scorrere l’Agenda per cercare i diversi aspetti dell’argomento. Si scopre subito che l’estensore non ha una grande confidenza con questi temi, e quando può si rifugia negli aspetti economici. Si scopre anche che più che di diritti si parla di welfare, aspetto forse più facilmente misurabile, evitando accuratamente di esplicitare, anche in modo generico e superficiale, un principio ispiratore delle soluzioni proposte. Qualcosa come l’inclusione, ad esempio.

A pagina 15 si affronta la questione femminile.

Le donne nella società e nell’economia italiana
Il ruolo delle donne nella vita economica e sociale italiana merita una riflessione a parte. L’Italia non potrà dispiegare il proprio potenziale di sviluppo economico se non riuscirà a valorizzare maggiormente le donne. Come ha stimato la Banca d’Italia, se raggiungessimo (…) un’occupazione femminile del 60% il nostro PIL aumenterebbe del 7%.Troppe donne italiane sono relegate ai margini del mondo lavorativo (…). Spesso hanno un lavoro sotto-pagato che le costringe a dirimere ogni giorno il conflitto fra famiglia e professione, hanno remunerazioni minori e percorsi di carrriera più lenti di quelli dei colleghi uomini (…).Le donne oggi vogliono, devono e possono contare di più: nelle istituzioni, nelle imprese, in tutti i gangli della società. Affinché ciò accada (…) ci vuole innanzitutto un salto di qualità nel modo in cui vediamo la donna: la rappresentazione pubblica del ruolo della donna deve cambiare (…). Occorre una detassazione selettiva dei redditi di lavoro femminile. (…) E servono politiche di conciliazione famiglia-lavoro estese a un numero crescente di imprese e istituzioni ed un ampliamento del congedo di paternità.

Un fugace passaggio sulla rappresentazione pubblica della donna è lo sforzo più alto che possiamo chiedere al testo. Oltre quello il ragionamento è più che altro l’equazione aumento occupazione femminile uguale aumento PIL, con una spruzzata di detassazione, scopiazzata dal programma del Pd.

Tutto questo è ovviamente legato al welfare (p. 17).

Un welfare per il nostro tempo. La persona è il primo capitale da proteggere.
Lo stato sociale è il cuore del modello sociale europeo e della sua sintesi tra efficienza ed equità, mercato e solidarietà. Realizzare obiettivi di redistribuzione e di lotta contro le disuguaglianze senza attenuare le energie per la crescita è la sfida politica centrale del nostro tempo. (…) il modello che abbiamo costruito si sta incrinando sotto il peso del cambiamento demografico e della sempre più difficile sostenibilità finanziaria.
(…) Nel settore dell’assistenza sanitaria bisogna garantire il diritto alla tutela della salute in un nuovo contesto, organizzando il sistema sanitario secondo i principi di appropriatezza delle cure, costo/efficacia, riduzione al massimo degli sprechi, gestione manageriale basata su una valutazione trasparente dei risultati. Senza contrapporre sanità pubblica e privata, perché ombre e luci, meriti e sprechi, esistono in entrambe.
(…) Bisogna sempre più potenziare l’assistenza domiciliare dei parzialmente sufficienti e dei non autosufficienti, una soluzione che permette di coniugare risparmi di spesa e una migliore condizione del paziente. E dare attuazione alla riforma dell’ISEE per rendere più obiettivo e trasparente l’accesso alle prestazioni agevolate di oltre 20 milioni di italiani (…).
Infine bisogna giocare la partita di un vero e proprio piano per l’autosufficienza.

Sugue un po’ di retorica sulla famiglia e sull’Italia che “deve tornare ad avere fiducia nel futuro e a fare bambini” (dov’è che l’ho già sentita?).
Anche qui si parte con il criterio economico. L’attuale sistema di welfare non funziona, quindi bisogna cambiarlo. Come (di quanto) e in base a quali direttrici non è dato sapere. Vengono toccati, appena, pochi aspetti, fra cui il sistema sanitario. Accanto al mantra “ridurre gli sprechi” un eloquente inciso, “senza contrapporre sanità pubblica e privata”, a delineare chiaramente quale sarà la strada. Si parla anche di non autosufficienza e di “parziale sufficienza”, new entry nel lessico della disabilità. La soluzione proposta è il potenziamento dell’assistenza domicilare, basata sull’assunto di una vita particolarmente casalinga della persona con disabilità. Pardon, del “paziente”, come viene incredibilmente definito il destinatario della misura di sostegno. Per risparmiare anche su questo criterio Monti propone di riformare l’ISEE, operazione che non gli è riuscita nel corso della legislatura, anche perché nella sua proposta c’erano parecchie cosucce discutibili.

Non pretendevo certo un dettaglio di ogni proposta ed ero pronta a tollerare un certo grado di “fumosità”, presente in tutti i programmi, ma la totale assenza di molte tematiche relative ai diritti e il trattamento prettamente finanziario di quel poco che viene analizzato conferma il mio giudizio fortemente negativo sul programma di Mario Monti.

Pignolerie. L’Agenda Monti non si trova all’interno del sito, ma nella piattaforma issuu, in formato .pdf  non scaricabile né copiabile se non previa registrazione al servizio. Nel 2013. Chissà se lo staff di Obama che lo assiste nei social network lo sa.

(continua)

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4 thoughts on “Chi tutela chi: i diritti nei programmi dei partiti /1

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