Quale campagna elettorale

BallaroHo seguito Ballarò distrattamente, ieri sera, mentre rincorrevo senza troppo successo mail arretrate e preparavo i vestiti per la trasferta (finalmente!) nella mia Sassari. La distrazione non c’è stata solo ieri, perché in realtà faccio ormai tantissima fatica a seguire i talk show, incentrati come sono sullo scontro fra capacità dialettiche più che fra programmi. La campagna elettorale, poi, diventa un “periodo franco” in cui qualunque colpo basso è permesso in nome della conquista di una minima percentuale di gradimento.

In parte è successo anche ieri sera. Sechi, e soprattutto Alfano, che ripetevano come un disco rotto il proprio slogan e gli attacchi alla controparte, senza nemmeno adattarli a ciò che emergeva durante il dibattito. Vendola e la Camusso, lo dico al di là della vicinanza politica, sembravano gli unici che avessero un’idea del paese reale. Dato che parlare di lavoro e delle difficoltà delle persone a rischio di povertà è diventato un’attività da oasi Wwf sembravano quasi dei marziani. Di Monti ci sarebbe quasi da tacere. Dall’angolo ovattato e al riparo dal contraddittorio, scelto incomprensibilmente da Floris come formula per presentare i leader, è parso più interessato ad attaccare Berlusconi che a spiegare le sue idee e rispondere alle timide obiezioni del conduttore. Fino all’incredibile gaffe sull’antitrust (per chi non l’avesse seguito, non ha capito la domanda), tema evidentemente molto meno sentito di quanto voglia far credere. Mi ha colpito l’arroganza del suo tono di voce e il completo ignorare le questioni sociali. Ma soprattutto mi è sembrato palese il fatto che non sia mai sceso per strada a parlare con la gente, trovarsi di fronte a persone arrabbiate, con cui devi essere in grado di confrontarti se vuoi governare non dico l’Italia, ma almeno il tuo condominio.

Sarà che io invece a quel confronto ci sono abituata. Lo abito da tanto, e non solo nella dimensione politica. Ed è la parte più bella e difficile di tutte le campagne elettorali, perché misura le capacità di entrare in relazione con gli altri, trovare soluzioni, compromessi, capire veramente la realtà in cui si vive e senza il favore delle telecamere, ma in una più equilibrata relazione uno a uno. Questo non fa automaticamente di chi ne è capace l’amministratore o statista perfetto, ma ne misura almeno la maggiore o minore propensione a raccontare stupidaggini senza vergogna. E ieri di vergogna se n’è vista pochissima.

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